Comunque bella

Perché questa mostra

Comunque Bella è un ciclo di manifestazioni e riflessioni sulla bellezza.
Dal 14 febbraio al 19 maggio 2013 in varie sedi: Casa del Conte Verde, Istituto Musicale e Biblioteca della Città.
Questo ciclo prosegue il progetto per la diffusione di una cultura di genere iniziato nel 2011 con 150 anni di italiane e continuato nel 2012 con Donne e Mafie.
In questo caso, raccogliendo lo spunto fornito dal titolo del concorso Scrivere Donna, della Neos Edizioni, si è voluta aprire una riflessione sui canoni della bellezza, sulla loro diversità nei vari paesaggi mentali dei popoli, dei continenti, dei secoli.
Ma soprattutto vogliamo cercare di capire che cosa rende belle.
Vogliamo anche curiosare su come le donne plasmino il loro aspetto e il loro apparire secondo le regole del palcoscenico sociale. A queste riflessioni sono particolarmente dedicate le mostre fotografiche di febbraio e di maggio e gli incontri del 21 e 28 febbraio.
Abbiamo scelto il 14 febbraio, data emblematica, per l’inaugurazione delle diverse iniziative con la mostra African beauties della fotografa Anna Alberghina.
Con i due concerti presso l’Istituto Musicale nel mese di aprile e con le letture dedicate alle Maestre dell’eros si rifletterà su un altro aspetto della questione: quanto è stato concesso alle donne di esprimere bellezza attraverso la passione.
All’ideazione delle varie iniziative collaborano l’Istituto Musicale e la Biblioteca di Rivoli, la Neos Edizioni, l’Università della Terza Età, l’Istituto Salotto e Fiorito, la Libreria Mondadori di Rivoli, Tucano Viaggi. Come nei precedenti anni le attività sono promosse dagli Assessorati Pari Opportunità e Cultura del Comune di Rivoli con l’intento di valorizzare il Fondo librario Femminile, fondato nel 1991 e specificamente dedicato alla conoscenza e valorizzazione della saggistica su tematiche femminili.
Nell’ambito del premio Scrivere Donna della Neos Edizioni di Rivoli, al Salone del Libro, sarà assegnato il premio speciale “Città di Rivoli” a un testo che riguardi il tema Comunque Bella. La giuria è composta da studentesse delle scuole rivolesi.
In occasione di alcune iniziative saranno offerti trattamenti di bellezza curati dall’Istituto Salotto e Fiorito, corso per operatori del benessere.

Assessorati alle Politiche di Genere
e Pari Opportunità e Cultura

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Mostra di Anna Alberghina

African beauties è il primo atto di Comunque Bella, un contenitore di idee e suggestioni.
Lo si può leggere come una riflessione sulla bellezza interiore, sulla nobiltà dei gesti quotidiani e il fascino dei piccoli fatti. Lo si può interpretare come il superamento dei canoni (della superficialità dei canoni) che la comunicazione visiva, da Nefertiti alla Venere di Milo, dalla Gioconda alla Ragazza con l’Orecchino di Perla di Vermeer, dalla Ragazza con frangia di Modigliani alla Donna con berretto e vestito rosso di Picasso, hanno suggerito. E che il cinema, da Greta a Marlene, da Marilyn a Brigitte ha amplificato e portato urbi et orbi. Già, la globalizzazione. Prima di quella economica dell’ultimo decennio, c’è stata quella culturale che ha piallato le tradizioni e le diversità, incontrando forse qualche sacca di resistenza, ma imponendo le sue misure femminili. Moda e chirurgia plastica sono stati i motori di una rivoluzione mai vista, che ha omologato la bellezza fisica fornendole il massimo di diversità apparente: centomila modelli per dire la stessa cosa, per ribadire la stessa forma.
Nel caso di questo libro, African Beauties, le fotografie che vedrete, mostrano altre donne. Lontane anni luce dai modelli occidentali e dalla loro elaborazione nei secoli (anche se la contaminazione, in alcuni casi, come nelle donne herero, si vede, eccome). Non è l’Africa degli etnoshop nostrani o delle passerelle di moda, è l’Africa reale in cui, come diceva Moravia, il rapporto fra Uomo e Natura non è mediato dalla Storia. Commovente, nella sua ingenuità, prepotente, nell’imporre il suo sguardo, dolente, nei suoi visi sperduti dalle troppe avversità, crudele, nei suoi riti e ruoli. Può essere piacevole per una donna etiope Mursi portare un piattello di terracotta del labbro inferiore? Non meno che per una cinese di un tempo crescere con il piede fasciato o per un’europea essere ingabbiata in un bustino. A occhio, meglio la libertà primitiva delle donne himba, che si cospargono corpo e capelli di grasso e terra rossa.
Siamo in grado di apprezzare questa bellezza? Forse sì, in superficie. Ci attraggono i colori e le fogge, l’esotismo delle forme. Come per apprezzare la bellezza interiore, anche qui ci vuole studio e sensibilità, e riflessione per amare in modo diverso.
Comunque bella lancia la sfida. Saremo in grado di raccoglierla?

Mostra di Carla Campanella e Vittoria Lanza

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Istituto Musicale

CONCORSO LETTERARIO

Bionda o bruna, dinamica o tranquilla, intelligente oppure stolta, simpatica o invece riservata, ingenua oppure maliziosa, pigra, infaticabile, prosperosa, efebica, intellettuale, illetterata, decisa, languida e, via via snocciolando, centinaia di aggettivi opposti fra loro che descrivono una donna. Tutti ne colgono qualche lato ammissibile, ognuno ha i suoi estimatori.
Ma brutta, no! L’emancipazione femminile si ferma lì, davanti a questo termine inaccettabile per gli stereotipi di genere: la donna di oggi può essere, alla fin fine, quasi come vuole, ma deve essere “comunque bella”.
Non sono valsi tanti anni di riflessioni sul valore delle donne, non sono valse pagine di libri, cortei, contestazioni, educazione, politiche corrette per liberarle dalla schiavitù di un corpo che deve “piacere” agli altri e a se stesse. Oggi più che mai siamo bombardati da modelli femminili tanto belli da essere inarrivabili, tanto perfetti da dover ricorrere all’artificio, tanto assillanti da non lasciare indifferente nessuna/o. Un fenomeno che scatena emozioni e ossessioni, tormenta esistenze, impone emulazioni. O forse costringe alla ricerca del più importante dei risultati: l’accettazione di sé aldilà dei giudizi e dei pregiudizi.

Silvia Maria Ramasso